BONO ENZA
La scomposizione della forma nella sintesi cromatica dell’immagine
Bono Enza ha tenuto a Sesto San Giovanni nella Sala Consiliare del Centro Civico dal 28 febbraio al 14 marzo 1999 una riuscita mostra, elogiata da tutti i giornali della città e del circondario per la serietà professionale dimostrata, l’ impegno tecnico e la magistrale bravura.
In precedenza aveva tenuto un’altra “ personale “ alla Galleria Mauri di Mariano Comense dall’ 11 al 25 ottobre 1998.
Perché piacciono le sue opere?
L’artista, pur affondando la sua ricerca nella preziosità delle cinque avanguardie storiche è riuscita a trarre un indirizzo estetico proprio,scomponendo i piani della sintesi cromatica dell’immagine, risolvendo la pluridimensionalità della scomposizione.
In effetti riesce a piegare i volumi nella plastica evidenza della forma, ottenendo un linguaggio post- cubista affascinante, brioso e surnaturale che si avvale d’una continua compenetrazione delle opere. Trovano pratica attuazione linee ellissoidali, tagli dello spazio, asseblages e collages di vario materiale, intersecazioni di diagonali e verticali, in una continua esaltazione cinematica dell’oggetto, della veduta o del paesaggio, nei quale risulta un brillane e vivo cromatismo funzionale.
Talvolta ama frammentare il quadro per poi ricostruirlo con un passepartout nero per centrare l’effetto dinamico della visione.
Gioca spesso un’articolazione architettonica della città e dei borghi, come avveniva nel Trecento, per conferire alle torri, alle case aggrappate le une alle altre, una certa vetustà e la pàtina del tempo, in modo da donare liricità all’assunto.
Quando la pittrice squadra le immagini e le ricostruisce, conferisce alle vedute eccentriche un ritmo impalpabile delle linee verticali ed orizzontali – razionali, che si accordano perfettamente con la linea curva delle cupole irrazionali, fruendo d’una maestà edilizia del palazzo, del monumento o del tempio antico.
In certe opere s’avvicina alla famosa ed enigmatica Section d’Or di Gino Severini, per celebrare il mistero delle cattedrali e la ricerca aurea della forma.
C’è sempre nella sua opera una libertà espressiva singolare ed eccitante per il colore vivo e drammatico che si nobilità a mano a mano come un manoscritto vetusto miniato.
Critico d’Arte
ANTONINO DE BONO
