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G. CASIRAGHI

La figura come pretesto

Saper imprigionare quell’istintivo dinamismo che sortisce dalla sua fertile mente e disciplinarlo ad una logica dimensione spaziale, senza, però, stravolgere i suoi valori ritmici, è per la pittrice Enza Bono un meritevole pregio, almeno pari alla sua innegabile bravura di chiara matrice accademica.

Mi colpisce questo senso innato dell’equilibrio, questo delicato intervento grafico perimetrale alle forme, quasi per formare il vorticoso movimento delle masse.

Mi affascina questo inserimento delle figure, quasi sospese, in uno spazio indefinito, ma esse stesse esemplificazione di un misurato, direi geometrico, posizionamento mai casuale, mai irrazionale.

Questo studio dei volumi è vivificato da una stesura coloristica ad ampio respiro. Specie nelle immagini in primo piano emerge il binomio segno-colore felicemente complementari l’un l’altro.

Avviene così che l’opera di Enza Bono non sia mai scompensata, fine a sé stessa, ma si propone come esempio di come si possa modernamente dipingere senza tradire le radici classiche.


G. CASIRAGHI